L’associazione di categoria contesta la conduzione dell’intervista ad Alberto Ravagnani e chiede una verifica editoriale e deontologica: “Esporsi pubblicamente non significa rinunciare alla propria riservatezza”.
Roma, 4 novembre 2026– “Chiediamo all’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, e all’Ordine dei giornalisti del Lazio di intervenire, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, su quanto accaduto durante l’intervista di Pierluigi Diaco ad Alberto Ravagnani, nella puntata di BellaMà trasmessa il 3 novembre su Rai2. Riteniamo che l’insistenza sulle esperienze sessuali dell’ospite, proseguita di fronte alle sue manifestazioni di disagio, abbia oltrepassato il limite di un confronto rispettoso”. È quanto affermaGiornalisti 2.0, associazione di categoria,intervenendo sul caso che ha coinvoltol’ex sacerdote, oggi concorrente diBallando con le stelle.
Pietro Luigi Diaco, conosciuto professionalmente come Pierluigi Diaco, è un giornalista professionista iscritto all’Ordine regionale del Lazio.Una circostanza che rende necessario, secondo l’associazione, un esame della vicenda anche sotto il profilo delle responsabilità deontologiche.
“Il diritto di porre domande, anche dirette e scomode, comporta la responsabilità di ascoltare le risposte e di rispettare la scelta dell’interlocutore di non raccontare aspetti della propria intimità. Partecipare a una trasmissione, pubblicare un libro autobiografico o intraprendere un percorso televisivo non equivale a concedere un’autorizzazione illimitata a scavare nella propria vita sessuale”.
Per Giornalisti 2.0, il punto centrale è il metodo adottato nel confronto:“Quando un ospite chiede di poter non rispondere e dichiara di sentirsi messo in difficoltà, chi conduce deve saper riconoscere quel confine. Rivendicare un presunto dovere di chiarire pubblicamente la propria intimità significa attribuire alla televisione un potere che non le appartiene. Nessuno deve essere costretto a giustificare davanti alle telecamere il proprio orientamento o le proprie esperienze personali”.
“Proprio perché Diaco è un giornalista professionista, chiediamo all’Ordine dei giornalisti del Lazio di esaminare l’accaduto e di valutare l’attivazione degli organismi disciplinari competenti, affinché sia verificata la conformità della condotta ai doveri della professione. Il rispetto della dignità della persona e della sua sfera privata deve guidare anche un’intervista realizzata all’interno di un programma di intrattenimento”.
L’associazione richiama inoltre la collocazione pomeridiana della trasmissione, in un orario nel quale possono essere davanti allo schermo ragazzi e bambini e che comprende la fascia protetta. «La sessualità può essere affrontata in televisione con serietà, sensibilità e finalità informative. A destare preoccupazione è la sua trasformazione in uno strumento di pressione sull’ospite. Anche il modo in cui un adulto tratta un’altra persona davanti alle telecamere trasmette un messaggio ai più giovani».
A Giampaolo Rossi e alle direzioni Rai competenti, Giornalisti 2.0 chiede una verifica integrale dell’intervista e provvedimenti adeguati rispetto alle responsabilità accertate.“Occorre chiarire quali criteri editoriali abbiano guidato il confronto e quali garanzie siano previste per tutelare gli ospiti.Chiediamo inoltre che venga valutata, nelle sedi competenti, la coerenza di quanto trasmesso con le tutele previste per il pubblico minorenne”.
“Ad Alberto Ravagnani esprimiamo solidarietà per il disagio manifestato durante la trasmissione. Il servizio pubblico, sostenuto dai cittadini, deve garantire qualità, pluralismo e rispetto. La ricerca dell’attenzione non può prevalere sulla dignità delle persone. Dalla Rai e dagli organismi della professione ci aspettiamo risposte chiare, ciascuno per le proprie responsabilità”.
foto: ANSA

